Arte e Cultura


In occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Einaudi, vogliamo, se pur brevemente e sommessamente, ricordare questa grande figura della storia repubblicana italiana che rivestì la carica di Primo Presidente della Repubblica Italiana succedendo ad Enrico de Nicola, Capo provvisorio dello Stato.


LUIGI EINAUDI
nel 150° Anniversario della nascita


di Pio Rotondo


Luigi Einaudi (1874 – 1961) è stato un politico e giornalista, ma principalmente un economista.
Senatore del Regno d’Italia, nel 1919, con l’avvento della dittatura fascista fu costretto ad interrompere la sua attività politica.
Dopo la caduta del fascismo, nel 1945, ricoprì l’incarico di Governatore della Banca d’Italia, e, nel 1946, fu deputato all’Assemblea costituente.
Nel 1948 venne eletto Presidente della Repubblica; il primo ad essere votato direttamente dal Parlamento Repubblicano Italiano.

Esponente del pensiero liberista e federalista europeo, Einaudi era convinto che il liberismo debba svilupparsi concretamente in tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica di un uomo.

IL PENSIERO ECONOMICO


Dobbiamo garantire la persona umana contro l’onnipotenza dello Stato.
Luigi Einaudi

Libero commercio e sviluppo economico si inseriscono nella concezione del liberalismo einaudiano e, di conseguenza, trova affermazione il principio della concorrenza quale garanzia della libertà di intraprendere e lavorare.

Per assolvere pienamente alla sua funzione di motore del progresso umano, la logica della concorrenza esige che gli individui siano messi in condizione di competere.
Einaudi rivendicava il ruolo ineliminabile della libertà economica per una qualsiasi società libera e prospera. Il sistema del libero mercato, del commercio non impedito da vincoli di varia natura, della libertà di impresa, aveva per Einaudi, dimostrato storicamente la propria superiorità.

Egli tesseva l’elogio del profitto, concetto tanto bistrattato – fino ai nostri giorni – da statalisti di ogni partito, e nel quale egli vedeva invece uno dei fattori fondamentali della prosperità generale. Il profitto viene esaltato non in quanto fine ma in quanto mezzo per quell’“avanzamento materiale e morale dell’umanità”.

Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.

Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente con altri impegni.

Luigi Einaudi

IL PENSIERO POLITICO


Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.
Luigi Einaudi

L’idea di fondo di Einaudi è che la società cresce – e cresce civilmente ed economicamente – soltanto se cresce tutta insieme, vale a dire con un contemporaneo e progressivo innalzamento di tutte le sue componenti, non soltanto quelle economiche.

Il liberalismo è “la dottrina di chi pone al di sopra di ogni altra meta il perfezionamento, l’elevazione della persona umana, una dottrina morale. … La democrazia diventa liberale solo quando la maggioranza volontariamente si astiene dall’esercitare coazione sugli uomini nei campi che l’ordine morale insegna essere riservati all’individuo, dominio sacro alla persona”.

L’importanza del merito individuale è il fondamento del criterio di giustizia che opera nel mercato, in cui ciascuno è retribuito in base al contributo dato alla produzione. Affinché tale principio possa operare, Einaudi ritiene necessario un intervento di politica sociale ispirato alla riduzione della disuguaglianza nei punti di partenza degli individui, non in quelli di arrivo, affinché tutti possano sviluppare le proprie attitudini.
“Per accrescere il benessere delle classi lavoratrici non v’è altro mezzo se non accrescere la quantità di ricchezza prodotta nel nostro paese”.

Einaudi ricorda che, per i socialisti, lo Stato deve dirigere la società: pochi comandano, molti agiscono sulla base di ciò che è stabilito dall'alto. L'idea liberale è ben più complessa da praticare, nella misura in cui fa sì che lo Stato ponga la cornice di regole entro cui l'individuo è libero di agire: l'uomo è massimamente responsabilizzato nella sua azione, proprio perché è ritenuto adulto e dunque in grado di scegliere.

L'ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO


Einaudi fu un fiero avversario della istituzione del valore legale del titolo di studio, che reputava intrinsecamente illiberale.

Ho l’impressione che si corra, in materia di scuola, dietro alle parole invece che alla sostanza. Tutti vogliono la libertà dell’insegnamento; e tutti sono parimenti d’accordo nell’affermare la necessità degli esami di stato, quando si debbono rilasciare diplomi di laurea, di licenza, di abilitazione alle professioni ecc. ecc. Ma libertà di insegnamento ed esami di stato sono concetti incompatibili. Esame di stato vuol dire programma, vuol dire interrogazioni prestabilite su materie obbligatorie; vuol dire certificato rilasciato, da uomini investiti legalmente di un pubblico ufficio, in nome di una determinata autorità pubblica, detta stato.

Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuole, dalle elementari alle universitarie, noi non avremo mai libertà di insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà cadere l’interrogazione al momento degli esami di stato.

Luigi Einaudi

IL FEDERALISMO EUROPEO


Einaudi è stato un convinto europeista e uno dei maestri del pensiero federalista del Novecento, autore di una serie di saggi originali sulla pace, sulla crisi dello Stato nazionale, sull’unificazione dell’Europa.

Per uscire dalle pericolose inconcludenze dello stato centrista, occorreva imboccare la strada della federazione, disciplinata e retta organicamente da un governo sopranazionale, a cui i vari componenti dovevano cedere buona parte della loro sovranità.

Chi vuole la pace? Quando noi dobbiamo distinguere gli amici dai nemici della pace, non fermiamoci… alle professioni di fede, tanto più clamorose quanto più mendaci. Chiediamo invece: volete voi conservare la piena sovranità dello Stato nel quale vivete? Se sì, costui è nemico acerrimo della pace. Siete invece decisi a dare il vostro voto, il vostro appoggio soltanto a chi prometta di dar opera alla trasmissione di una parte della sovranità nazionale ad un nuovo organo detto degli Stati Uniti d’Europa? Se la risposta è affermativa e se alle parole seguono i fatti, voi potrete veramente, ma allora soltanto, dirvi fautori della pace. Il resto è menzogna.

Luigi Einaudi

CONCLUSIONI


Cosa resta oggi del pensiero di Luigi Einaudi?
Crediamo che attualmente gli Italiani, e le loro classi dirigenti, abbiano più che mai ancora bisogno delle sue idee.

In tempi in cui molti si definiscono liberali, quando in realtà sono tutt'al più socialdemocratici o socialisti più o meno riformisti, e altri tuonano contro un liberalismo responsabile di qualsiasi nefandezza, il liberalismo einaudiano rimane intatto e limpido nella sua attualità.

Molti, tra gli odierni politici e intellettuali, rispecchiano una concezione economica e sociale rivolta ad uno statalismo sempre più invadente, uno Stato sempre più interventista nel tessuto economico con l’effetto di porre un freno al libero sviluppo dell’economia, e alla libera affermazione dell’uomo nella società.

È questa un’idea di Stato lontana da quella concepita dall’illustre Statista, secondo cui lo Stato dovrebbe limitarsi a porre le regole, e, entro le quali, dovrebbe farsi garante della loro osservanza, al fine di assicurare ed esaltare le libertà economiche e sociali del singolo individuo.

- le frasi virgolettate sono tratte da scritti di Luigi Einaudi.