In occasione dell'evento "Festa per gli auguri di Natale", appuntamento fisso per l’associazione "Challenger & Chausson Camper Club Italia", tenutasi a Reggio Emilia e Modena dall’8 all’11 dicembre 2016, per il giorno di apertura dell'incontro, è stata organizzata una visita alla mostra "Liberty in Italia - artisti alla ricerca del moderno", in esposizione al Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017, per l’interesse culturale che essa esprime.
LIBERTY IN ITALIA artisti alla ricerca del moderno
Reggio Emilia
5 novembre 2016 - 14 febbraio 2017
di Pio Rotondo
Dal 5 novembre al 14 febbraio 2017 lo storico Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita la mostra "Liberty in Italia - Artisti alla ricerca del moderno".
La mostra è suddivisa in sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, decorazioni murali, grafica, ceramiche, progetti di case d'artista, manifesti, illustrazione e grafica originale.
Le opere in esposizione sono tutti prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private.
Lo Stile Liberty
Con il nome "Liberty" si intende un vasto movimento artistico sviluppatosi tra fine Ottocento e inizio Novecento, che interessò molti settori, costituendo un fenomeno "totale" che ridefinì il concetto stesso di design.
Oltre alla pittura e alla scultura, i campi di applicazione del Liberty andavano dall'architettura all'arredamento, dalla grafica alla moda, all'artigianato artistico.
Momento storico
Nel periodo compreso tra il 1871 e il 1914, ovvero dalla fine della guerra franco-prussiana allo scoppio della Prima guerra mondiale, l'Europa conobbe un periodo di stabilità politica.
Sono gli anni della Belle Époque, durante i quali il benessere economico interessò settori sempre più vasti della media e piccola borghesia, dando a tutti l'illusione di vivere nel migliore dei modi, tra donne eleganti con delicati ombrellini, uomini a passeggio con cilindro e bastone, viaggi in mongolfiera, romanticismo esasperato e fiducia sconfinata nel progresso.
Henri de Toulouse-Lautrec Ballo al Moulin Rouge
1889-1890
Filadelfia - Museum of Art
Questo periodo coincide con la Seconda Rivoluzione Industriale, che rappresentò un periodo di enorme progresso e di innovazioni tecnologiche.
Essa si contraddistingue con l'introduzione di nuove fonti energetiche, come l'energia elettrica, che, con l'invenzione della lampadina, portò l'illuminazione nelle case e nelle città, e il petrolio, fondamentale per l'industria e il trasporto, con l'utilizzo nell'industria di nuovi materiali come l'acciaio, usato principalmente nel settore dei trasporti, edilizia e infrastrutture, con lo sviluppo di telefonia e radio che rivoluzionarono le telecomunicazioni, e con l'introduzione di nuovi sistemi organizzativi, come la divisione del lavoro e l'applicazione della catena di montaggio, che permise di aumentare la produzione riducendone i costi.
Con l'utilizzo, nell'attività industriale, della catena di montaggio, l'operaio non seguiva più l'intero processo produttivo, ma ripeteva all'infinito un unico movimento standardizzato, diventando di fatto un'appendice della macchina. Di conseguenza, il lavoro divenne monotono, alienante e spersonalizzato, privo di qualsiasi creatività o discrezione individuale.
Gli operai lottarono con forza per ottenere riforme sociali, il riconoscimento dei diritti e la riduzione dell'orario di lavoro.
Giuseppe Pellizza da Volpedo Il quarto Stato
1901
Milano – Galleria d’Arte moderna
La progressiva industrializzazione consentiva una moderna produzione, ma spesso si attribuiva troppo poco valore all'estetica e alla qualità. Il risultato era una merce di massa, economica, ma frequentemente anche di cattivo gusto e banale.
Per contrastare queste tendenze, pittori, scultori, architetti e artigiani artistici si organizzarono in molti paesi d'Europa e si impegnarono per un cambiamento fondamentale nell'arte e nella società.
Nasce quindi una Nuova Arte (Art Nouveau) come risposta critica alla produzione di massa e alla fattura degli oggetti tutti uguali prodotti dalle macchine.
Art Nouveau
Tale fenomeno fu internazionale, e prese nomi diversi a seconda delle nazioni in cui sorse. In Francia prese il nome di "Art Nouveau" (Arte Nuova), in Germania il nome di "Jugendstil" (Stile della Gioventù), in Austria fu denominato "Secessione", in Spagna "Modernismo", in Gran Bretagna "Modern style" (Stile Moderno).
In Italia tale movimento arrivò con ritardo a causa delle diverse condizioni sociali, economiche e culturali, ed ebbe inizialmente il nome di "Floreale", per assumere, poi, il più noto nome di "Liberty", dal nome dei famosi magazzini londinesi, noti perché vendevano oggetti appartenenti a questo stile.
Renè Lalique Spilla a forma di libellula
Lisbona – Museo Cabuste Gulberkian
Nonostante l'Art Nouveau abbia avuto in ogni paese caratteristiche diverse e varianti tipicamente nazionali, sul piano stilistico possono rintracciare alcuni elementi costanti, quali, ad esempio, l'ispirazione alla natura.
Si tratta della prima volta in cui la società industriale si dotò di una propria estetica, ispirandosi appunto alla natura, quindi rifuggendo da linee aguzze, spigolose e da angoli retti, ma privilegiando una linea sinuosa, serpentinata, curva, che si rifà, per esempio, allo sviluppo di un tronco d'albero, di una foglia, di quello delle radici, creando un effetto di asimmetria, di movimento e di tenue eleganza.
Giorgio Kienerk L’enigma umano
Trittico
Il Dolore - Il Silenzio – Il Piacere
1900
Pavia – Musei civici
Aubrey Beardsley Illustrazione di Salomè
Dall’opera di Oscar Wilde
1894
La figura femminile diviene protagonista assoluta dell'immagine. Mai come prima, gli artisti cercano nella nudità femminile un rapporto particolare con la natura, dove la sensualità si identifica con l'origine, e con l'istinto primordiale.
Da un lato la donna madre, intesa come origine della vita dalla quale l'uomo trae conforto, dall'altra la "femme fatale", toccata dal peccato originale, serpente subdolo o donna perversa come la Salomè danzante, protagonista di un'opera teatrale di O. Wilde (1854 - 1900), che trascina l'uomo alla follia e all'inferno.
L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi: architettura, pittura, pubblicità, gioielleria, design d'interni, di mobili e di tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, eccetera.
Gli artisti di questo stile sono stati i primi in assoluto a prestare la loro opera per la creazione di manifesti e locandine pubblicitarie che oggi sono considerate vere opere d’arte.
Lo stile in Europa
Francia
In Francia, testimoni di questo stile sono le opere dell'architetto Hector Guimard, in particolare alcune esotiche stazioni del métro di Parigi.
Nel 1900, in vista dell’Esposizione Universale, Parigi stava per inaugurare la sua prima linea di metropolitana, simbolo del progresso e della modernità.
Per dare forma agli ingressi delle nuove stazioni sotterranee, venne scelto proprio Guimard, che seppe interpretare questa sfida con stile, fantasia e una visione totalmente innovativa.
Gli ingressi sarebbero diventati i simboli dell'Art nouveau parigina.
Alphonse Mucha (1860-1939), artista di nazionalità ceca, è stato uno dei rappresentanti più significativi dell'Art Nouveau. Illustratore e grafico, risiedeva a Parigi durante l'era dell'Art Nouveau.
Inizialmente Mucha arrancava, faceva illustrazioni per riviste giusto per pagare l’affitto.
Alphonse Mucha Manifesto per Gismonda
1894
Alla fine del 1894, la sua carriera artistica prese una svolta inaspettata quando iniziò a lavorare per la famosa attrice teatrale francese Sarah Bernhardt.
Alphonse Mucha, allora un modesto illustratore, stava lavorando in uno studio artistico parigino, quando, il giorno della Vigilia di Natale, ricevette una chiamata da Sarah Bernhardt, diva indiscussa del teatro francese del tempo. Sarah non era soddisfatta del poster promozionale per la sua prossima rappresentazione di "Gismonda", dramma di Victorien Sardou, e ne voleva uno nuovo. Caso volle che tutti gli altri artisti fossero fuori per le vacanze e fu così che Mucha, improvvisamente, ebbe l'opportunità di dimostrare il suo talento in un contesto di grande rilevanza.
Mucha raffigura Bernhardt vestita da nobildonna bizantina, adornata con un copricapo di orchidea e una stola floreale, che regge un ramo di palma.
Il successo del poster di Gismonda fu eclatante e Bernhardt incaricò Mucha di realizzare manifesti per altre sue rappresentazioni, firmando successivamente un contratto di sei anni per ulteriori collaborazioni.
Con i suoi manifesti sparsi per la città, Mucha si trovò rapidamente catapultato nella notorietà.
L'eccezionale trionfo dei manifesti di Bernhardt aprì a Mucha le porte per ricevere notevoli commissioni. Disegnò poster per la pubblicità di una vasta gamma di prodotti.
Alphonse Mucha Le quattro Stagioni
1896
Les Saisons è una celebre serie di pannelli decorativi a litografia a colori
Ogni stagione è rappresentata da una figura femminile idealizzata e sinuosa, immersa in un contesto naturale tipico del periodo dell'anno.
I design di Mucha ruotavano prevalentemente attorno alla rappresentazione di donne incantevoli in un ambiente opulento, spesso dietro le teste disegnava un alone particolare che donava alle donne un'aura quasi sacra.
Amava rappresentare capelli lunghi che si avvolgono intorno alla composizione.
Come colori preferiva pastelli tenui, ori caldi e verdi morbidi.
Austria
In Austria, il pittore che più di ogni altro raccolse nel suo stile le indicazioni che derivavano dall'Art Nouveau fu Gustav Klimt.
Gustav Klimt Giuditta I
1901
Vienna – Osterreichische Galerie Belvedere
La circostanza che portò Klimt al suo inconfondibile stile avvenne con il quadro "Giuditta I".
L'opera è considerata come la prima opera del periodo aureo del pittore. Da questo momento l'uso del colore oro diviene uno dei tratti stilistici del Klimt.
Il soggetto è ovviamente una rivisitazione della storia biblica di Giuditta, protagonista della vicenda che la porta a tagliare la testa del generale Oloferne per vincere l'assedio in cui era tenuta la sua città.
Il personaggio è stato sempre utilizzato quale metafora del potere di seduzione delle donne che riesce a vincere anche la forza virile più bruta.
In clima simbolista la figura di Giuditta si presta ovviamente all'esaltazione della donna crudele e seduttrice quale simbolo di quella esasperazione dell'eros che giunge a confondere i confini tra amore e morte.
L'immagine ha un taglio verticale molto accentuato con la figura di Giuditta, di grande valenza erotica, a dominare l’immagine quasi per intero.
La testa di Oloferne appare appena di scorcio, in basso a destra, tagliata per oltre la metà dal bordo della cornice.
Da notare la notevole differenza tra gli incarnati della figura, che hanno una resa tridimensionale, e le vesti, trattate con un decorativismo bidimensionale di grande effetto.
Gustav Klimt Il Bacio
1907
Vienna – Osterreichische Galerie Belvedere
"Il bacio" è probabilmente il quadro più famoso di Gustav Klimt.
In esso le figure presenti sono due: un uomo e una donna inginocchiati nell'atto di abbracciarsi su un prato ricco di fiori colorati, mentre l'oro di fondo annulla l'effetto di profondità spaziale.
Delle due figure le uniche parti realizzate in maniera naturalistica sono i volti, le mani e le gambe della donna.
Per il resto, l'uomo e la donna, sono interamente coperte da vesti riccamente decorate. Quella dell'uomo è realizzata con forme rettangolari in verticale, mentre la veste della donna è decorata con forme curve concentriche, espressione della differenza simbolica tra i due sessi.
Il quadro venne realizzato tra il 1907 e il 1908, qualche anno dopo il viaggio di Klimt in Italia (1903), dove il pittore poté ammirare i mosaici bizantini di Ravenna. L’utilizzo della foglia d'oro, molto ricorrente nelle opere dell'artista viennese, fu ispirato proprio dalle tessere di questi mosaici di cui Klimt rimase particolarmente colpito.
Spagna
In Spagna, l'Art Nouveau si affermò precocemente e con caratteri originali, sviluppandosi con grande densità in Catalogna, dove s'inquadrò nel modernismo. Il suo centro vitale fu Barcellona.
Antoni Gaudí y Cornet (Reus 1852 - Barcellona 1926) fu il principale esponente del modernismo catalano le cui creazioni furono le prime costruzioni ad essere create con materiali alternativi, mattone, pietra, ceramica ecc. limitando l'uso dei metalli.
Fervente cattolico, Gaudì affermava:
La linea retta è degli uomini
e la curva è la linea di Dio.
Molte opere di Gaudí sono inserite nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO tra le quali la Casa Batllò e la Sagrada Familia.
Antoni Gaudì Casa Batllò
Barcellona
43, Passeig de Gràcia
Per la progettazione di Casa Batllò, come al solito, Gaudì usò delle simbologie, e richiamò le forme della Natura e delle sue creazioni.
La facciata principale, con la sua superficie sinuosa, rivestita di mattonelle di ceramica e vetri colorati, sembra una grande onda che brilla alla luce del sole e, grazie anche ai riflessi, cambia tonalità a seconda dell'ora del giorno.
I balconi, secondo alcuni, sembrano le fauci di grandi animali preistorici, secondo altri delle maschere carnevalesche.
Infine il tetto, uno dei più singolari di Barcellona, sembra che rappresenti un drago, con delle piastrelle che sembrano squame, e una linea sinuosa che imita la schiena di questo feroce animale.
Antoni Gaudì Sagrada Familia
Barcellona
401, Carrer de Mallorca
Nonostante si tratti di una basilica ancora in via di completamento, oggi la Sagrada Familia si presenta in tutto il suo splendore ed è il monumento più visitato in tutta la Spagna.
È l’ultima opera alla quale stava lavorando Gaudì quando morì a causa di un incidente stradale.
Doveva essere la realizzazione completa di tutte le sue teorie architettoniche, una sorta di compendio per tutte le sue ricerche e scoperte, oltre al fatto che, essendo profondamente religioso, riteneva che l'edificazione di una tale opera fosse la giusta conclusione di una vita onesta ed operosa, quasi un atto dovuto.
È composta di 18 guglie dedicate a diverse figure religiose di varie altezze a seconda della gerarchia, quattro per gli evangelisti, una per ogni apostolo e due in onore della Vergine Maria e Gesù.
Di grande pregio e significato sono le tre facciate monumentali, ciascuna delle quali intende rievocare i momenti apicali della vita di Gesù: la sua nascita, la sua morte e la sua resurrezione.
All'interno, enormi pilastri slanciati verso l'alto rivelano l'anima neogotica della basilica: nella sua visione naturalistica dell’arte, Gaudì vuole offrire la visione di una fitta foresta che si innalza verso il cielo.
Il Liberty in Italia
Nella seconda parte dell’Ottocento, l'Italia era un paese sostanzialmente pigro e che sembrava aver dimenticato le recenti spinte ideologiche e popolari del risorgimento, in una nazione convinta di aver superato tutti i suoi problemi per il solo fatto di essere stata finalmente unita.
Ma, in questo clima di stasi, andava generandosi nel campo artistico, una "minoranza modernista" desiderosa di affacciarsi sul resto d'Europa, muovendosi verso una direzione stilistica, che sfocerà nell'Art Nouveau, secondo i criteri già affermatisi nelle altre nazioni europee, e che in Italia prese inizialmente il nome di "Floreale", per poi assumere quello di Liberty, con cui è ancora oggi conosciuto.
Leonardo Bistolfi Manifesto per l'Esposizione di Torino
Milano – Civica Raccolta di Stampe Bertarelli
Il movimento si diffuse nel nostro paese con l'Esposizione di Torino nel 1902. e venne poi largamente adottato fino all'inizio della Prima Guerra Mondiale.
Inaugurata nel Parco del Valentino, l'Esposizione nasceva con l'intento di presentare al pubblico il meglio della produzione internazionale nell’ambito architettonico, dell'arredamento e delle arti applicate.
Dei padiglioni allestiti nel parco, oggi purtroppo non rimane traccia alcuna se non una scarsa documentazione fotografica.
Lo stile Liberty in Italia interessò soprattutto l'architettura e le decorazioni degli interni, e trovò spazio, principalmente, in città come Torino, Milano e Palermo.
La mostra di Reggio Emilia
Palazzo Magnani, corso Garibaldi 31 – Reggio Emilia, popone dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017 una spettacolare, ampia indagine sul "Liberty in Italia".
L'esposizione, promossa con il Patrocinio e il Contributo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, si snoda in sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere, molte delle quali si mostrano al grande pubblico per la prima volta.
Ogni sezione della mostra punta a mettere in luce l'alternanza tra le due "anime" del Liberty italiano: quella propriamente "floreale", ispirata alle forme morbide e sinuose della natura, e quella "modernista", più inquieta, più geometrica, più funzionale e vicina alle esigenze dell'industria e alle atmosfere europee, e che porterà alle avanguardie del XX secolo.
Le sette sezioni di questa mostra di "artisti alla ricerca del moderno" sono:
La Pittura
Enrico Lionne L'attesa
1919
Olio su tela
Novara - Galleria d’Arte Moderna Giannoni
Il dipinto è una versione tarda ma accattivante di un motivo tra i più noti del repertorio dell'autore.
L'elegante signora raffigurata appartiene a quel mondo dell'alta società e della ricca borghesia romana dei primi decenni del secolo di cui Lionne fu per certi versi il cantore malinconico.
Giuseppe Amisani Nudo femminile
Arnoldo Bonzagni All’uscita della Scala
1910
Tempera e acquerello su carta
Milano - Galleria d’Arte Moderna
L'opera raffigura il pubblico elegante all'uscita dal celebre Teatro alla Scala di Milano.
Mostra la mondanità e la borghesia cittadina dell'epoca con uno stile rapido, sintetico e incisivo, ma anche con un piglio ironico e critico.
Gino Piccioni Sogni di Primavera
1895 ca.
Pastello su carta
Roma - Galleria Berardi
L'illustrazione e la grafica
Benvenuto Maria Disertori L'Edera
1911 – 1913
Acquaforte e bulino su lastra di rame.
È l'espressione artistica più caratterizzante la Belle Époque con manifesti, produzioni personali in "Bianco e Nero", illustrazioni editoriali, in cui si vennero a creare importanti binomi tra artista e letterato.
Le case d’artista
Benvenuto Benvenuti Villa al mare
1911
Olio e tempera su cartone
Livorno - Museo Civico Giovanni Fattori
L'autore realizza questa facciata di villa non come un progetto architettonico, ma come una fantasiosa immagine bidimensionale e priva di profondità, in cui un imponente edificio è impreziosito da eleganti aperture, decorazioni bizantineggianti e fasce dorate.
Domina l'attenzione la pressoché totale bicromia di bruno e oro.
In esposizione progetti, disegni, bozzetti, quadri e oggetti di artisti che, gli architetti, lungo il loro percorso professionale, hanno lavorato per creare un perfetto connubio tra architettura, pittura, scultura e arti decorative.
Le arti decorative
Galileo Chini Vaso con pavoni, maiolica a lustri
1919‐1925 circa
Faenza - Museo Internazionale delle Ceramiche
Renato Bertelli Marchesa Casati in maschera di medusa
1920
Ceramica invetriata
Fondazione Cavallini Sgarbi
Le arti decorative costituiscono l'insieme delle discipline artistiche e artigianali dedicate alla creazione e all'ornamento di oggetti d'uso quotidiano che uniscono l'utilità pratica a un elevato valore estetico.
La scultura
Adolf Wildt Un rosario
1915
Gesso con dorature nella treccia
Collezione privata
Il soggetto mostra un viso scavato ed essenziale, con un collo sottile a forma di cilindro. L'inclinazione della testa è verso sinistra.
Gli occhi sono chiusi, o socchiusi, in un'espressione di profondo raccoglimento spirituale.
Costantino Barbella Ebrezza
1912
Scultura in bronzo
Chieti - Museo d’Arte Costantino Barbella
La scultura raffigura una figura femminile nuda, voluttuosa e sensuale, distesa su un letto cosparso di rose.
La grande pittura decorativa
Sono rappresentati cicli di affreschi, privati e pubblici, quali decorazioni per edifici termali e ville private.
I manifesti
Francesco Nonni Acqua minerale Fonte Meo
1910
Manifesto pubblicitario
Il manifesto diventa un canale di veicolazione tra arte e lavoro, un mezzo di rivalutazione della creatività dell'artista nella società industriale, una modalità di educazione ad una diffusa bellezza dell'oggetto di uso quotidiano. L'arte applicata alla comunicazione visiva e coloristica.